FRANCO BARASCIUTTI



FRANCO BARASCIUTTI_ "Minotauro" 2011

FRANCO BARASCIUTTI_ Venezia - Italia

titolo: " Minotauro "

anno:  2011
dimensioni: cm 200 x 160 h


FRANCO BARASCIUTTI_ "Untitled" 2011

FRANCO BARASCIUTTI_ Venezia - Italia

titolo: " Untitled "

anno:  2009
dimensioni: cm 200 x 160 h


FRANCO BARASCIUTTI
Venezia - Italia

Franco Barasciutti è nato a Venezia il 13 dicembre 1941, ha frequentato dal 1952 al 1957 l’Istituto Statale D’arte di Venezia e nel 1964 ha seguito il Corso Libero del Nudo all’Accademia di Belle Arti.
Pittore informale di stati d`animo, emozioni, visioni e ricordi. Tecniche: pittura sintetica e acrilico.
Mostre e Rassegne d`Arte: partecipa a vari concorsi nazionali di pittura ed a numerose esposizioni riscuotendo successi sia di pubblico che di critica.
Ha allestito varie personali tra le quali ricordiamo:
1966 Galleria “Santo Stefano ` Venezia ;
1972 Galleria “Berman` Torino.
Critica:
citato dalla Stampa specializzata (Enciclopedia Seda, Arte Italiana Contemporanea, Catalogo Bolaffi e Rizzoli), Testimonianze dì: Tamburi, Rizzi, Gigli, Mistrangelo, Marchiori ed altri. Le sue opere figurano in collezioni, raccolte ed Enti pubblici e privati.



“Franco Barasciutti inizia a dipingere a soli 18 anni dedicandosi anche, per un limitato periodo, al restauro. Artista eclettico, esprime la sua carica pittorica attraverso un informale puro e notevolmente sentito.
Sono le pennellate scattanti e veloci, i colori rafforzati da forti contrasti, le linee che si intersecano quasi a voler indicare qualcosa o “qualcuno”, a fare delle tele del Maestro veri capolavori.
È il colore a dominare, ad emergere prepotente, a farsi protagonista di una scena, di un angolo di natura o, ancora più spesso, di un “ricordo” che Barasciutti ha voluto ricreare e proporre allo spettatore che viene cosi catturato e costretto ad immergersi, rapito da una miriade di sensazioni.
Un pennello sicuro, deciso, proprio di chi già sa, in anticipo, la meta che vuole raggiungere e le emozioni che vuole suscitare. Ad un bozzetto primordiale, segue l’esplosione di idee, di spunti, di messaggi e di colori quasi abbaglianti fino al raggiungimento della soddisfazione, non solo artistica ma soprattutto personale. Solo allora Barasciutti decide di posare i pennelli e far asciugare la tela, già pronto pero ad animarne un `altra `
“. (T. Tamburi).


“ …direi che l’arte quando è veramente tale, e credo proprio che lo sia nel caso di Franco Barasciutti, in fondo sia essenzialmente un cerchio magico; il primo passo da compiere è quello di entrarci dentro, di lasciarsi prendere, di crederci, di riconoscerne l’effetto vivificante. Personalmente sono veramente soddisfatta d’aver presentato questo artista, questo ricercatore d’emozioni, perché attraverso le sue proiezioni ho sentito vibrare le corde più segrete dell’anima. Era da tempo che non mi accadeva, ed è una sensazione di sommovimento che mi piace. Le opere di Barasciutti danno la possibilità di smaltire la sbornia di immagini a cui ci obbliga l’attuale società e di tornare alla serietà della meditazione, dello sguardo volto all’interno. Vieppiù si può credere d’avere un’anima quando l’anima vibra. Questi segni, questi colori, queste percezioni , vanno oltre l’orizzonte della corporeità, riescono a sottrarci dal bozzolo della rozzezza da cui spesso siamo drammaticamente avvolti come in una camicia di forza ,ci tengono sulla soglia che consente alla stanza mentale della forma di comunicare con quella più segreta e affascinante e sostanziale della non forma.”  (Vittoria Bellomo)


Il Post Action Painting di Franco Barasciutti

Da quando nel 1947 Jackson Pollock desiderò “sentirsi più vicino, quasi parte integrante della pittura” è caduta la netta divisione tra ciò che si può considerare quadro e ciò che invece va vissuto come un evento.
Iniziava con il pittore americano una lunga stagione artistica che avrebbe indagato non solo la tecnica espressiva del dripping, ma anche diverse altre tecniche che fossero state riconosciute adatte all'espressione dell'anima dell'artista che in quel momento si metteva di fronte alla tela bianca.
In effetti l'Action painting non è altro che questo, e cioè l'utilizzo della stesura dei colori per la ricerca di una comunicazione tra un certo stato d'animo, il movimento del corpo e con esso del pennello o della spatola, e le immagini che a poco a poco prendono forma.
Da De Kooning a Rothko, da Tàpies a Congdon, da Klein a Kline, le modalità espressive che hanno tratto origine dall'idea di Pollock e che si presentano quindi come la testimonianza di uno stato d'animo, o se vogliamo il riflesso di un'emozione primitiva e non altrimenti comunicabile, sono diverse e diversificate, come lo sono, almeno da questo punto di vista, quelle di Post-Avanguardia dell’artista Franco Barasciutti.
La pittura gestuale di Franco Barasciutti  e una testimonianza di ciò in cui si è trasformato l'Action Painting oggi, una verità che emerge è la volontà sincera di, utilizzando le parole di Congdon, “dipingere sempre quello che sono, non quello che vedo”.
Dopo aver perduto il suo carattere rivoluzionario ed aver permesso una completa indagine in un certo tipo di espressione artistica, nelle opere di Barasciutti ci troviamo nella situazione privilegiata di osservare la sostanza più pura della pittura d'azione.
Il gesto di questo artista è ponderato e calibrato, non ha bisogno di una spinta violenta per essere medium tra emozione e rappresentazione, il suo dripping non riflette la caoticità di un'anima confusa ma le linee armoniche di un pensiero coerente, i suoi colori non vogliono semplicemente invadere lo spazio e scuotere lo spettatore, ma al contrario lo vogliono invitare incantare incatenare per fargli vivere un'esperienza unica.
Esiste ancora l'evento di partenza da cui scaturisce la produzione di un'opera, ma anche in questo caso l’artista si spoglia di ogni sovrastruttura per rendere unicamente la sostanza delle cose. L'evento artistico non è più la danza teatrale con la quale il movimento delle braccia disegnava segni sulla tela, ma è la capacità di sentire e comunicare un'emozione tramite l'organizzazione cromatica di uno spazio.

di Alessandro Baito e Virgilio Patarini