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No a prestito con Mes: ci consegna alla Troika e ci impone di versare fino a 111 miliardi

Qual è la differenza tra un prestito tramite Corona Bond, ovvero obbligazioni pubbliche europee e un prestito tramite il Mes? Nel primo caso l’Italia dovrebbe semplicemente pagare gli interessi, ovvero le cedole collegate alle obbligazioni. Al contrario, con il Mes, prima dovremmo contribuire al prestito che chiediamo e poi consegnarci alla Troika.

Nel Consiglio europeo la cancelliera tedesca Merkel, il cancelliere austriaco Kurz e il presidente olandese Rutte affondano la proposta degli Eurobond per fronteggiare la crisi creata dal Covid-19. Non risponderanno all’allarme lanciato dal presidente Mattarella. Si oppongono al debito pubblico europeo proposto dal presidente Conte, dal presidente Macron, dal premier spagnolo Sanchez ed altri 6 presidenti europei. Ignorano l’ipotesi di Mario Draghi di emettere debito per salvare l’economia europea. Perché?

MERKEL NON VUOLE GLI EUROBOND PERCHÉ FINIREBBE LO SPREAD

Secondo l’editoriale del Wall Street Journal dal titolo The Corona Virus Euro, Merkel, Kurz e Rutte non vogliono Eurobond perché non vogliono trasferimenti fiscali dal Nord al Sud Europa. Non vogliono caricarsi parte del debito italiano attuale e futuro. Formalmente non si fidano di Conte malgrado abbia assicurato che l’Italia risponderebbe dell’eventuale quota italiana di Eurobond. La verità è un’altra. Oggi abbiamo Btp, Bund (titoli di stato tedeschi e austriaci), Bonos (titoli di stato spagnoli) con rendimenti e tassi di interesse diversi. Alcuni Bund hanno rendimenti negativi, ovvero chi li compra non riceve interessi, ma paga interessi per conservarli. In questo modo la Germania si finanzia a tassi nulli o addirittura negativi. Che significa? L’Italia (e la Spagna) paga interessi a chi compra il suo debito. Al contrario, con la stessa moneta, la Germania riceve interessi da chi compra il suo debito. Attenzione! Qualora la Bce emettesse Eurobond per il Coronavirus, ovvero obbligazioni europee garantite a tasso di interesse bassissimo se non nullo, anche l’Italia e la Spagna potrebbero finanziare il loro debito a tassi quasi nulli. Sarebbe l’inizio della fine dello spread Btp-Bund. La Germania, l’Austria e l’Olanda perderebbero il privilegio esclusivo di finanziare il proprio debito a tassi zero. I loro sistemi produttivi perderebbero competitività. Per questa ragione si oppongono agli Eurobond.

FINALMENTE CONTE SI OPPONE AL MES

Il comunicato del Consiglio europeo del 26 marzo riflette il conflitto in atto. Tedeschi, olandesi e austriaci hanno proposto di usare il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes) per dare un prestito agli Stati più in difficoltà per il Covid 19. Finalmente il Presidente Conte ha espresso un no al Mes. Alla fine nel comunicato del Consiglio Europeo si scrive: “Prendiamo atto dei progressi compiuti dall’Eurogruppo. In questa fase, lo invitiamo a presentarci proposte entro due settimane”. L’uso del termine “proposte” al plurale e non il singolare “proposta” implica una sola cosa: poiché Merkel, Rutte e Kurz si sono opposti agli Eurobond, Conte, Macron e Sanchez si sono rifiutati di inserire come unica soluzione il Mes. Occorre una precisazione. Negli ultimi mesi Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Matteo Salvini (Lega) hanno attaccato Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri (Pd) perché non si sono opposti alla riforma peggiorativa del Mes proposta dall’Ecofin: tale riforma imporrebbe una ristrutturazione del debito italiano qualora l’Italia chiedesse aiuto al Mes. Finora per Gualtieri e Conte la riforma del Mes non era pericolosa perché l’Italia non avrebbe mai chiesto prestiti al Mes perché il suo debito era sostenibile. Attenzione! Causa emergenza Coronavirus, il Pil italiano crollerà e il rapporto Debito/Pil sfonderà probabilmente la soglia del 140% nel 2020. Poiché è a rischio la sostenibilità del debito, per Conte è diventata pericolosa la proposta di riforma del Mes: per avere assistenza finanziaria dal Mes eventualmente riformato dovremmo ristrutturare il debito.

NO A DEBITO CON MES, PUÓ IMPORCI VERSAMENTI FINO A 111 MILIARDI

Purtroppo anche il testo vigente del Mes è rischioso per l’Italia. Il trattato internazionale che regola il Mes è stato firmato nel 2012 e coinvolge tutti i 19 Stati dell’area Euro. Il Mes è il terzo degli strumenti salva-Stati creati nella crisi post 2008 e ha “aiutato” Cipro, Grecia e Spagna. Come evidenziato in tabella, il capitale sottoscritto totale è pari a 704,8 miliardi di euro, il capitale versato è pari a 80,5 miliardi.


Mes contributi degli Stati
Mes, contributi degli Stati membri


 La ripartizione delle quote di ciascuno Stato membro al capitale sottoscritto totale è basata sulla partecipazione al capitale versato della Bce, modificata secondo una chiave di conversione. Importante è la differenza tra capitale sottoscritto e capitale versato. In merito al capitale sottoscritto, l’Italia è il terzo contributore con 125,4 miliardi di euro (17,7%), dopo la Germania (190 miliardi) e la Francia (142 miliardi). In merito al capitale versato, noi abbiamo versato 14,3 miliardi di euro, la Germania 21,7 miliardi, la Francia 16,3 miliardi. E qui arriviamo al problema dei problemi. Secondo l’articolo 8 dell’attuale Trattato del Mes “l’obbligo di un membro del Mes di contribuire al capitale autorizzato in conformità al presente trattato non decade allorquando detto membro divenga beneficiario oppure riceva assistenza finanziaria dal Mes”.

Quindi se l’Italia chiede un prestito al Mes deve contribuire allo stesso Mes. Inoltre, secondo l’articolo 9 “il consiglio dei governatori può richiedere il versamento in qualsiasi momento del capitale autorizzato non versato e fissare un congruo termine per il relativo pagamento da parte dei membri del Mes”. Ergo in qualunque momento il Consiglio dei Governatori può chiedere all’Italia la differenza tra il capitale autorizzato e quello versato, ovvero fino a 111 miliardi (125,4 -14,3= 111,1). In base alla versione vigente del Mes, secondo Merkel, l’Italia dovrebbe chiedere un prestito al Mes per fronteggiare l’emergenza economica; nel contempo l’Italia dovrebbe contribuire al capitale del Mes che ci presta i soldi.

SÌ A DEBITO CON CORONABOND, NO CON MES CHE IMPONE LA TROIKA

Secondo l’art. 12 del Mes “ove indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri, il Mes può fornire a un proprio membro un sostegno alla stabilità, sulla base di condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto. Tali condizioni possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite”.

Cos’è il programma di correzioni macroeconomiche? Un Memorandum, ovvero un piano di riduzione del debito nei prossimi anni. Concretamente ulteriori tagli a welfare, sanità e infrastrutture e ulteriori privatizzazioni. Sostanzialmente la Troika in Italia in modo non così diverso da come la Troika è arrivata in Grecia. Sono queste le condizionalità che Merkel, Rutte e Kurz chiedono per concederci un prestito tramite il Mes. Per tale ragione Giuseppe Conte ha risposto che “se qualcuno dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati elaborati in passato allora voglio dirlo chiaro: non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno”.

Qual è la differenza tra un prestito tramite Corona Bond, ovvero obbligazioni pubbliche europee e un prestito tramite il Mes? Nel primo caso l’Italia dovrebbe semplicemente pagare gli interessi, ovvero le cedole collegate alle obbligazioni. Al contrario, con il Mes, prima dovremmo contribuire al prestito che chiediamo e poi consegnarci alla Troika.

Andrea Del Monaco Esperto Fondi Europei

https://www.huffingtonpost.it/entry/no-a-prestito-con-mes-ci-consegna-alla-troika-e-ci-impone-di-versare-fino-a-111-miliardi_it_5e7fae96c5b6256a7a2bd582?ncid=other_facebook_eucluwzme5k&utm_campaign=share_facebook&fbclid=IwAR3-3wIVUrpVfFD3BeuCD-xUpkTxfHp71RoWdS2ts8kuAsRBqgzTsxMh56U


Per fortuna che una ‘trovata’ esiste ed è già arrivata al tavolo del governo.

Il progetto è farina del sacco di un’associazione che, da anni, si occupa di temi economici, finanziari e monetari: “Moneta Positiva”. Grazie al contributo del suo presidente, Fabio Conditi, e di alcuni validi studiosi ed economisti (tra cui Stefano Di Francesco, Marco Cattaneo, Giovanni Zibordi), è stato concepito un piano attuabile con l’ausilio di tre strumenti.

Ebbene – a riprova di quanto testé affermato sulla proverbiale ingegnosità tricolore – quella “trovata” esiste, è già stata messa nero su bianco ed è anche arrivata (per quanto ci risulta) sui tavoli del governo. Anche con il sostegno dalla senatrice del Movimento 5 Stelle, Sabrina Ricciardi. Ci sono resistenze, ma ci sono anche molte forze tentate di rompere gli indugi e passare all’azione.

Il progetto è farina del sacco di un’associazione che, da anni, si occupa di temi economici, finanziari e monetari: “Moneta Positiva”. Grazie al contributo del suo presidente, Fabio Conditi, e di alcuni validi studiosi ed economisti (tra cui Stefano Di Francesco, Marco Cattaneo, Giovanni Zibordi), è stato concepito un piano attuabile con l’ausilio di tre strumenti. Esso verrebbe gestito da una innovativa “piattaforma elettronica integrata”, riservata ai soli residenti e destinata a supportare e coordinare tutti e tre i “dispositivi” di cui sopra. La piattaforma metterebbe a disposizione di ogni cittadino, gratuitamente, tre conti correnti elettronici (bancario presso il Mcc-Medio Credito Centrale, di risparmio al Tesoro, fiscale al Mef).

Primo strumento: Mcc-Medio Credito Centrale. È l’unico istituto di credito italiano interamente pubblico ed è stato oggetto del Decreto Legge nr. 142 del 16 dicembre 2019 che lo ha ricapitalizzato e trasformato in una vera e propria Banca degli Investimenti. Lo “schema” prevede che la banca garantisca (con un piano straordinario come quello della Kfw tedesca) l’accesso al credito privilegiato a privati, nuclei familiari e imprenditori: soprattutto quelli in difficoltà nell’approvvigionarsi sul mercato bancario attuale sostanzialmente monopolizzato dall’offerta privata.

Secondo strumento: Conti di risparmio. Trattasi di una allettante alternativa ai Bot e ai Cct. Lo Stato otterrebbe credito dai consociati fornendo loro, al contempo, un modello di investimento sicuro, fruttifero e con capitale garantito. Ciò consentirebbe di dirottare una porzione significativa dell’enorme massa di risparmio liquido detenuto dagli italiani (4.500 miliardi di euro, secondo stime attendibili) verso un “veicolo” equivalente ai titoli di debito pubblico di breve durata; ma – a differenza di questi – immediatamente impiegabile negli scambi economici senza necessità di previo disinvestimento. Con una serie di effetti a cascata: le somme allocate nei conti di risparmio potrebbero anche essere usate per scambi commerciali e transazioni con auspicabile rilancio dei consumi.

Terzo strumento: “Sire” (Sistema Integrato di Riduzione Erariale). Si tratterebbe di quella “moneta fiscale” che – ormai da più parti e sempre più spesso – viene giustamente invocata quale espediente salvifico per le finanze del nostro Paese. In buona sostanza, veri e propri “sconti fiscali” concessi dal Mef ai cittadini e alle imprese e “spendibili” con l’erario (per ridurre le tasse) solo a distanza di un paio di anni.

Tuttavia, nel frattempo, questi “Sire” (sotto forma elettronica) circolerebbero tra i privati in quanto moneta ad accettazione volontaria e perfettamente “in regola” rispetto ai trattati. Con i “Sire” si potrà:

a) ridurre il cuneo fiscale alle imprese;
b) ridurre le imposte ai lavoratori dipendenti;
c) tagliare le tasse ai professionisti e alle partite Iva;
d) implementare il reddito di cittadinanza e le altre misure a sostegno della lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Gli autori del piano ritengono che la “manovra” in oggetto possa impattare in una misura pari ad almeno 300 miliardi sull’economia. Da giuristi, possiamo dirvi che il sistema sta in piedi. Gli economisti interpellati ci dicono altrettanto. A questo punto, il peggio che può succedere, a volercisi cimentare, è ritrovarsi nella stessa situazione di partenza. Insomma, è come la famosa scommessa (religiosa) di Pascal: abbiamo tutto da vincere e niente da perdere. Considerato come siamo messi, non provarci sarebbe un peccato mortale.

Francesco Carraro
avvocato e scrittore

www.francescocarraro.com

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/28/coronavirus-lemergenza-e-anche-di-liquidita-per-fortuna-che-una-trovata-esiste/5748594/