L’Effetto Medici, illustrato in The Medici Effect, si è prodotto in maniera esemplare nell’Italia del Rinascimento grazie allo spirito dei mecenati. In primis appunto la famiglia Medici, che supportarono e vollero finanziare scultori, scienziati, poeti, filosofi, finanzieri, pittori e architetti, creando così un sistema autoalimentante sinergico ed integrato. Questo valeva chiaramente a Firenze 500 anni fa e vale ancora oggi.
La creatività contemporanea, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, può dare vita a quello che nel Manifesto dello humanistic management è stato chiamato “il Simposio del XXI secolo”: una modalità di relazione che ha al suo centro una forte progettualità condivisa e che trova la sua espressione più avanzata nelle comunità che si creano a livello globale. 
Arte e mecenatismo, un rapporto destinato a durare ancora a lungo, anche grazie alla nuova era. Oggi non è più il tempo dei grandi mecenati che mantenevano schiere di artisti, famosi e non. Oggi è il tempo dell’arte condivisa, dei musei, di spazi aperti a tutti. È il momento dove chi ama l’arte può viverla da protagonista, dando un significativo contributo reale alla sua divulgazione. Un altro aspetto rilevante è che la partecipazione condivisa può portare ad una contaminazione virtuosa di ottimismo, ad un nuovo Rinascimento spinto da passione che tocca valori, curiosità, solidarietà, estro, creatività, voglia di mettersi in gioco e di contribuire. 
La magia di questa nuova era si manifesta attorno agli istinti di partecipazione 'dal basso' che riaffiorano maggiormente con la crisi del nostro sistema e si concretizza grazie agli strumenti di cui oggi disponiamo. 
Non sono solo le tecnologie che concretizzano in azioni il cambiamento. Gli attori principali siamo noi. È l'uso che noi sapremo fare delle tecnologie e dei nuovi sistemi, il nostro grado di alfabetizzazione nella lettura dell'era della conoscenza, che trasformeranno i sogni in azioni.
Quello che attualmente ancora manca è la coscienza del cambiamento in atto in un’epoca di transizione come la nostra e una massa critica adeguata a sfruttare appieno il potenziale insito in questa nuova opportunità di far decollare il Rinascimento 2.0 .


Rinascimento 2.0_
Il ritorno della committenza rinascimentale in chiave contemporanea

Il concetto alla base del progetto Rinascimento 2.0 attualizza la nozione di mecenatismo, proponendo la preziosa funzione di aprire il mercato dell’arte contemporanea al grande pubblico. 
Sono in molti ormai a ritenere questo mercato appannaggio esclusivo delle case d’asta e delle gallerie d’arte, che stabiliscono le quotazioni, talvolta in maniera arbitraria, degli artisti e delle loro opere. 
Il progetto Rinascimento 2.0 invece, si basa sull’assunto merceologico “The Client is the King” e lo applica all’ambito artistico, in maniera non dissimile da quanto avveniva nel corso del Rinascimento.
C’erano una volta i mecenati, amanti del bello che commissionavano agli artisti quadri, affreschi, statue e arazzi. Il mecenatismo, però, non si è del tutto estinto, ma ha cambiato forma, approdando ai nuovi modelli economici, trasformandolo in una nuova forma, il mecenatismo 2.0 .
Il web, i social network, assieme alle nuove iniziative controcorrente, risultano essere il punto di incontro, la “piazza” dove vengono illustrate le idee, si propone un progetto e chi lo trova interessante può sostenerlo chiunque esso sia e “ovunque“ si trovi. E’ un sostegno anche finanziario che parte dal basso, per incrementare e supportare l’avvio di un Rinascimento del nuovo Millennio.
Un’occasione unica, globalizzata e volutamente pop di promuovere il nuovo modello di Mecenate d’Arte, una figura fondamentale per garantire alle idee capaci di cambiare le cose, i fondi necessari a trasformarsi in progetti concreti. 
Un nuovo paradigma e un nuovo modus operandi di divulgare l’arte contemporanea, per una tradizione nata in Italia secoli e secoli fa alla quale regalare il sogno di una rinascita (Rinascimento appunto) e una seconda giovinezza da poter condividere con tutto il mondo.

Un nuovo paradigma e un nuovo modus operandi di divulgare l’arte contemporanea, per una tradizione nata in Italia secoli e secoli fa alla quale regalare il sogno di una rinascita (Rinascimento appunto) e una seconda giovinezza da poter condividere con tutto il mondo.

L'accelerazione tecnologica è una delle sfide più importanti per l’arte.

L'accelerazione tecnologica rappresenta una delle sfide più importanti per l’arte, perché i cicli sempre più ravvicinati delle rivoluzioni tecnologiche vanno a impattare sui veri protagonisti della scena culturale di oggi: i consumatori.
Il consumatore contemporaneo, o meglio il consum-attore come viene definito in molti studi, è al tempo stesso fruitore e creatore di contenuti. È abituato a una società dai ritmi sempre più incalzanti, sottoposto a una moltitudine di stimoli sensoriali e comunicativi, tra cui deve scegliere con grande rapidità, e tende a portare queste abitudini dentro alla fruizione dell’arte.
Raramente ha la voglia e la possibilità di focalizzarsi completamente su un solo stimolo; se viene colpito da un'opera d'arte, vuole immediatamente salvarla e condividerla con la sua "audience". Di fatto, è al tempo stesso dentro e fuori alla visione dell’opera: vi è fisicamente dentro, ma una parte della sua mente è legata al mondo esterno, mondo esterno che però egli trascina dentro alla sua esperienza, condividendo in tempo reale foto e impressioni raccolte durante la visione.
La geniale definizione di Zygmunt Bauman della società odierna come "liquida" è perfettamente adattabile alla fruizione dell’arte: una galleria d’arte o un museo oggi sono forzatamente liquidi, proprio perché liquida è l'attitudine dei suoi consumatori. Le pareti non contengono più le opere: divenute immagini virtuali nello smartphone del visitatore, esse fluttuano per lo spazio della rete. Gli stessi confini degli spazi espositivi d’arte si fanno labili: spazio espositivo di cultura e rapporto con il visitatore sono oramai non solo il luogo fisico, ma anche il sito web, la pagina Facebook, il profilo Instagram, la voce su Wikipedia.

Come stanno reagendo il mondo dell’arte a questo nuovo, imprevisto scenario? 
Certamente con fatica. Il Museo come la tradizionale galleria d’arte, per sua natura ama le stabilità, le profondità, i tempi lunghi, e non i ritmi rapidi, mutevoli e superficiali dell'oggi. Conciliare queste due dimensioni è però una sfida imprescindibile, e non solo per fini promozionali, ma anche e soprattutto come obiettivo culturale. Se si abbandona la dimensione digitale, o la si vede come una dimensione esclusivamente pubblicitaria e di marketing, di fatto si condanna all'irrilevanza in una sfera sempre più importante della vita contemporanea. 

Come affrontare quindi una situazione così complessa e in rapida evoluzione?
In questa conferma della "liquidità" e mutevolezza degli scenari digitali, il mondo dell’arte oggi deve innanzitutto sforzarsi di comprendere bene le mutazioni del presente, studiando i comportamenti del proprio pubblico di riferimento, e aggiornandosi sulle tecnologie più diffuse.

L'altro punto, probabilmente l’elemento chiave, è la vera apertura al pubblico intesa proprio in senso fisico, soprattutto in senso concettuale e attitudinale.
I Social Media offrono si un’ottima possibilità di dialogo, ma funzionano veramente bene se sono calati nel reale, nel quotidiano, nelle esperienze di vita di ognuno di noi ed è per questo che necessita una volontà di apertura concreta e di condivisione materiale delle opere d’arte col grande pubblico.
Questo cambio di atteggiamento costa sicuramente tempo e fatica, ma è in grado di stimolare un rapporto molto più stretto e fidelizzato col proprio pubblico di riferimento, con vantaggi sostanziali e trasversali sul medio-lungo periodo, coinvolgendo a pieno titolo anche altri ambiti ed altre attività economiche.
Essenziale però per un dialogo efficace è la consapevolezza della propria mission. Se i Partner e gli attori coinvolti a tutti i livelli non hanno perfettamente chiara la ragion d'essere del proprio ruolo, e il messaggio che si intende portare, si perderà l’occasione di poter essere culturalmente rilevanti.
Infine, in un mondo sempre più liquido, in cui a volte gli stessi utenti sembrano smarrirsi, la funzione dell’arte come legame con i valori universali della creatività umana, può essere sempre più importante. 
   
Cambiano i mezzi e le attitudini ma non le spinte fondamentali dell'essere umano, e la propensione all'arte, alla creatività e alla bellezza continua ad essere potente anche nell'era digitale.

I Social Media offrono si un’ottima possibilità di dialogo, ma funzionano veramente bene se sono calati nel reale, nel quotidiano, nelle esperienze di vita di ognuno di noi ed è per questo che necessita una volontà di apertura concreta e di condivisione materiale delle opere d’arte col grande pubblico.


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