In questi giorni non si può uscire ma si può ‘guardare’ fuori godendosi i monumenti deserti dalle webcam in diretta: e l’atmosfera è impressionante. Per chi conosce questi luoghi, immaginarli vuoti e metafisici, non gremiti di passanti, ambulanti, turisti e piccioni è praticamente impensabile. Insomma, c’è uno scenario unico, inedito ed irripetibile. 
Il sito Skylinewebcams rende disponibili le immagini da webcam delle principali piazze di Italia.


La gioia dopo la tempesta


... mentre ascoltavo tutte le notizie negative che in questi giorni ci riempiono la testa, per un attimo, ho pensato di poter chiudere gli occhi e di uscire fuori da questa sequenza cinematografica di cui siamo diventati inconsapevoli protagonisti. Sembra di essere in un film. Ed è surreale. Ma solo immaginare che il dramma fosse finito mi ha fatto sentire molto meglio. Così ho lavorato sulla mia fantasia. Ho cominciato a pensare a cosa avrei fatto il giorno in cui saremmo stati liberati dall'incubo. Ho visto tanta gente per strada pronta ad abbracciarsi, baciarsi, gioire assieme, cantare, vivere. Ho visto un'esplosione di gioia incontenibile.
Casualmente proprio in quel momento Fabrizio, uno dei colleghi più preziosi che abbia mai avuto, mi ha mandato un messaggio su WhatsApp. Il grafico allegato interpretava perfettamente i miei pensieri. Descriveva le intenzioni di viaggio dei consumatori americani. Un profondo precipizio per l'anno in corso, una linea di crescita verticale per il 2021. Insomma, i consumatori americani mi stavano dicendo: la buriana passerà e noi riprenderemo a viaggiare in giro per il mondo. Probabilmente moltissimi di loro verranno anche in Italia, perché dove potrebbero andare se non in Italia?

Capite? È solo una questione di tempo: più sarà lungo, più la molla si arricchirà di energia, un'energia che la farà arrivare più lontano di quanto non abbia mai fatto.  
Leopoldo Sgabarro _ giornalista freelance scrittore

ItalyReStArt_ RESILIENZA
Dalla peste al Rinascimento, 
la storia aiuta a vincere la sfida. 

A metà del '300 in Europa morirono 20 miloni di persone. La peste fu una delle più grandi pandemie di tutti i secoli e lo sconvolgimento epocale avviò di fatto la fine del Medioevo e le basi del Rinascimento.
Dopo tanto dolore e tanti lutti ci si dedicò al bello, all’arte, contagiando prima tutta l'Italia e poi l'Europa.

Tutto iniziò nel 1346 quando dal nord della Cina, probabilmente a causa di contagi da ratti e pulci, si diffuse quello che per secoli è stato un incubo, la quintessenza delle malattie pericolose: la peste nera. Un nome che sembra evocare il peggio in tante culture (il Demonio), ma da cui pure è germinato (proprio in Italia) un periodo straordinario come il Rinascimento. Altre volte la peste si era manifestata nel mondo, e lo sarà anche dopo, ma nessuna pandemia è passata alla storia per un impatto così drammatico. Tanto che se non sembrasse blasfemo si potrebbe dire che in Europa l'homo sapiens è come resuscitato dopo quell'esperienza.

Attraverso la Siria, spinta dalle invasioni dei mongoli, in circa un anno la peste nera era arrivata dapprima in Sicilia e Genova e poi si era diffusa in tutta Europa. Nel corso del 1347 colpì anche la città di Firenze devastandola. Nel 1348 la peste nera aveva infettato la Svizzera passando dai Grigioni e tutta la penisola italiana, risparmiando parzialmente Milano. L’epidemia arrivò in Francia e in Spagna e nel 1349 raggiunse l'Inghilterra, la Scozia e l'Irlanda.

La peste nera, solo nel 1353, dopo aver infettato tutta l'Europa, i focolai della malattia si ridussero fino a scomparire. Almeno un terzo della popolazione del continente ne era stata nel frattempo colpita e ci furono circa 20 milioni di vittime, tanto che si scese da 70 a 50 miloni di abitanti. La popolazione dell’Europa (a partire dagli italiani) era stata decimata.

Ma - e questo è forse l’aspetto più interessante - lo sconvolgimento epocale causato dalla peste, proprio per i suoi milioni di morti, creò di fatto le basi del Rinascimento, perchè il mondo doveva comunque ripartire. Dopo tanti orrori, a cominciare soprattutto da Firenze, anno dopo anno ci fu una ripresa generale della vita e della ricostruzione sociale. Dopo tanto dolore e tanti lutti ci si dedicò al bello, all’arte, contagiando prima tutta l'Italia e poi l'Europa.
E a beneficiarne fu anche l’economia che si mise in moto ricercando nuovi modelli e nuovi mercati. Come dire che la tragedia epocale della peste aveva sconvolto un mondo obbligandolo a cambiare.

Era di fatto iniziato il periodo che porterà in poco più di un secolo alla fine del Medioevo e all'avvio del Rinascimento.


"Un nuovo paradigma e un nuovo modus operandi di divulgare l’arte contemporanea, per una tradizione nata in Italia secoli e secoli fa alla quale regalare il sogno di una rinascita (Rinascimento appunto) e una seconda giovinezza da poter condividere con tutto il mondo."
https://www.artgalleryhotel.eu/italyrestart-rinascimento-20

L’Effetto Medici, illustrato in The Medici Effect, si è prodotto in maniera esemplare nell’Italia del Rinascimento grazie allo spirito dei mecenati. In primis appunto la famiglia Medici, che supportarono e vollero finanziare scultori, scienziati, poeti, filosofi, finanzieri, pittori e architetti, creando così un sistema autoalimentante sinergico ed integrato. Questo valeva chiaramente a Firenze 500 anni fa e vale ancora oggi.
La creatività contemporanea, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, può dare vita a quello che nel Manifesto dello humanistic management è stato chiamato “il Simposio del XXI secolo”: una modalità di relazione che ha al suo centro una forte progettualità condivisa e che trova la sua espressione più avanzata nelle comunità che si creano a livello globale. 
Arte e mecenatismo, un rapporto destinato a durare ancora a lungo, anche grazie alla nuova era. Oggi non è più il tempo dei grandi mecenati che mantenevano schiere di artisti, famosi e non. Oggi è il tempo dell’arte condivisa, dei musei, di spazi aperti a tutti. È il momento dove chi ama l’arte può viverla da protagonista, dando un significativo contributo reale alla sua divulgazione. Un altro aspetto rilevante è che la partecipazione condivisa può portare ad una contaminazione virtuosa di ottimismo, ad un nuovo Rinascimento spinto da passione che tocca valori, curiosità, solidarietà, estro, creatività, voglia di mettersi in gioco e di contribuire. 
La magia di questa nuova era si manifesta attorno agli istinti di partecipazione 'dal basso' che riaffiorano maggiormente con la crisi del nostro sistema e si concretizza grazie agli strumenti di cui oggi disponiamo. 
Non sono solo le tecnologie che concretizzano in azioni il cambiamento. Gli attori principali siamo noi. È l'uso che noi sapremo fare delle tecnologie e dei nuovi sistemi, il nostro grado di alfabetizzazione nella lettura dell'era della conoscenza, che trasformeranno i sogni in azioni.
Quello che attualmente ancora manca è la coscienza del cambiamento in atto in un’epoca di transizione come la nostra e una massa critica adeguata a sfruttare appieno il potenziale insito in questa nuova opportunità di far decollare il Rinascimento 2.0 .


Rinascimento 2.0_
Il ritorno della committenza rinascimentale in chiave contemporanea

Il concetto alla base del progetto Rinascimento 2.0 attualizza la nozione di mecenatismo, proponendo la preziosa funzione di aprire il mercato dell’arte contemporanea al grande pubblico. 
Sono in molti ormai a ritenere questo mercato appannaggio esclusivo delle case d’asta e delle gallerie d’arte, che stabiliscono le quotazioni, talvolta in maniera arbitraria, degli artisti e delle loro opere. 
Il progetto Rinascimento 2.0 invece, si basa sull’assunto merceologico “The Client is the King” e lo applica all’ambito artistico, in maniera non dissimile da quanto avveniva nel corso del Rinascimento.
C’erano una volta i mecenati, amanti del bello che commissionavano agli artisti quadri, affreschi, statue e arazzi. Il mecenatismo, però, non si è del tutto estinto, ma ha cambiato forma, approdando ai nuovi modelli economici, trasformandolo in una nuova forma, il mecenatismo 2.0 .
Il web, i social network, assieme alle nuove iniziative controcorrente, risultano essere il punto di incontro, la “piazza” dove vengono illustrate le idee, si propone un progetto e chi lo trova interessante può sostenerlo chiunque esso sia e “ovunque“ si trovi. E’ un sostegno anche finanziario che parte dal basso, per incrementare e supportare l’avvio di un Rinascimento del nuovo Millennio.
Un’occasione unica, globalizzata e volutamente pop di promuovere il nuovo modello di Mecenate d’Arte, una figura fondamentale per garantire alle idee capaci di cambiare le cose, i fondi necessari a trasformarsi in progetti concreti. 
Un nuovo paradigma e un nuovo modus operandi di divulgare l’arte contemporanea, per una tradizione nata in Italia secoli e secoli fa alla quale regalare il sogno di una rinascita (Rinascimento appunto) e una seconda giovinezza da poter condividere con tutto il mondo.

I Social Media offrono si un’ottima possibilità di dialogo, ma funzionano veramente bene se sono calati nel reale, nel quotidiano, nelle esperienze di vita di ognuno di noi ed è per questo che necessita una volontà di apertura concreta e di condivisione materiale delle opere d’arte col grande pubblico.


L'accelerazione tecnologica è una delle sfide più importanti per l’arte.

L'accelerazione tecnologica rappresenta una delle sfide più importanti per l’arte, perché i cicli sempre più ravvicinati delle rivoluzioni tecnologiche vanno a impattare sui veri protagonisti della scena culturale di oggi: i consumatori.
Il consumatore contemporaneo, o meglio il consum-attore come viene definito in molti studi, è al tempo stesso fruitore e creatore di contenuti. È abituato a una società dai ritmi sempre più incalzanti, sottoposto a una moltitudine di stimoli sensoriali e comunicativi, tra cui deve scegliere con grande rapidità, e tende a portare queste abitudini dentro alla fruizione dell’arte.
Raramente ha la voglia e la possibilità di focalizzarsi completamente su un solo stimolo; se viene colpito da un'opera d'arte, vuole immediatamente salvarla e condividerla con la sua "audience". Di fatto, è al tempo stesso dentro e fuori alla visione dell’opera: vi è fisicamente dentro, ma una parte della sua mente è legata al mondo esterno, mondo esterno che però egli trascina dentro alla sua esperienza, condividendo in tempo reale foto e impressioni raccolte durante la visione.
La geniale definizione di Zygmunt Bauman della società odierna come "liquida" è perfettamente adattabile alla fruizione dell’arte: una galleria d’arte o un museo oggi sono forzatamente liquidi, proprio perché liquida è l'attitudine dei suoi consumatori. Le pareti non contengono più le opere: divenute immagini virtuali nello smartphone del visitatore, esse fluttuano per lo spazio della rete. Gli stessi confini degli spazi espositivi d’arte si fanno labili: spazio espositivo di cultura e rapporto con il visitatore sono oramai non solo il luogo fisico, ma anche il sito web, la pagina Facebook, il profilo Instagram, la voce su Wikipedia.

Come stanno reagendo il mondo dell’arte a questo nuovo, imprevisto scenario? 
Certamente con fatica. Il Museo come la tradizionale galleria d’arte, per sua natura ama le stabilità, le profondità, i tempi lunghi, e non i ritmi rapidi, mutevoli e superficiali dell'oggi. Conciliare queste due dimensioni è però una sfida imprescindibile, e non solo per fini promozionali, ma anche e soprattutto come obiettivo culturale. Se si abbandona la dimensione digitale, o la si vede come una dimensione esclusivamente pubblicitaria e di marketing, di fatto si condanna all'irrilevanza in una sfera sempre più importante della vita contemporanea. 

Come affrontare quindi una situazione così complessa e in rapida evoluzione?
In questa conferma della "liquidità" e mutevolezza degli scenari digitali, il mondo dell’arte oggi deve innanzitutto sforzarsi di comprendere bene le mutazioni del presente, studiando i comportamenti del proprio pubblico di riferimento, e aggiornandosi sulle tecnologie più diffuse.

L'altro punto, probabilmente l’elemento chiave, è la vera apertura al pubblico intesa proprio in senso fisico, soprattutto in senso concettuale e attitudinale.
I Social Media offrono si un’ottima possibilità di dialogo, ma funzionano veramente bene se sono calati nel reale, nel quotidiano, nelle esperienze di vita di ognuno di noi ed è per questo che necessita una volontà di apertura concreta e di condivisione materiale delle opere d’arte col grande pubblico.
Questo cambio di atteggiamento costa sicuramente tempo e fatica, ma è in grado di stimolare un rapporto molto più stretto e fidelizzato col proprio pubblico di riferimento, con vantaggi sostanziali e trasversali sul medio-lungo periodo, coinvolgendo a pieno titolo anche altri ambiti ed altre attività economiche.
Essenziale però per un dialogo efficace è la consapevolezza della propria mission. Se i Partner e gli attori coinvolti a tutti i livelli non hanno perfettamente chiara la ragion d'essere del proprio ruolo, e il messaggio che si intende portare, si perderà l’occasione di poter essere culturalmente rilevanti.
Infine, in un mondo sempre più liquido, in cui a volte gli stessi utenti sembrano smarrirsi, la funzione dell’arte come legame con i valori universali della creatività umana, può essere sempre più importante. 
   
Cambiano i mezzi e le attitudini ma non le spinte fondamentali dell'essere umano, e la propensione all'arte, alla creatività e alla bellezza continua ad essere potente anche nell'era digitale.


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