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venice art contest

We Are Not Well AGH PRIZE_ VENICE ART CONTEST 2020

Il titolo scelto quest'anno dalla commissione artistica dell' AGH PRIZE_VENICE ART CONTEST 2020 è We Are Not Well (#NONSTIAMOBENE). Il tema scelto dalla commissione artistica si ispira al video della fotografa e scrittrice Darinka Montico "LETTERA DAL CORONA VIRUS ALL'UMANITA' " https://www.youtube.com/watch?v=G7gf-R1KdLA

Il lato positivo nella logica del “fermarsi”

Nella logica del “fermarsi”, il tempo rimasto libero potrebbe essere riempito da attività che più immediatamente ci consentano di sperimentare le cose importanti, per incontrare “la bellezza” e le cose che contano di cui l’essere umano ha bisogno come dell’aria e del cibo per respirare e crescere.



Potrebbe sembrare strano ipotizzare un qualche risvolto positivo di questo disastro, eppure è un’occasione decisiva per leggere in una prospettiva più profonda il proprio vivere e l’occasione per dare una svolta radicale alla propria esistenza.

Si potrà dire che, comunque, questo sforzo di riflessione richiede tempo e calma interiore:
…ma ora il tempo c’è, …e abbonda !

Adesso che il coronavirus ha fatto brutalmente irruzione nelle nostre vite, mandando a gambe all’aria i nostri progetti e le nostre abitudini, adesso che ci ritroviamo confinati nelle nostre abitazioni, separati dalle persone che frequentavamo e dalle occupazioni che ci assorbivano, non possiamo più dire a noi stessi – come eravamo soliti fare – che non abbiamo il tempo per pensare e farci qualche domanda.

La nostra società ci ha educati a pensare noi stessi in funzione di un “fare” che, anche quando fosse fine a se stesso, ci permette di eludere il vuoto del nostro essere. Non per caso all’origine della civiltà moderna troviamo l’idea di Hobbes, secondo cui non c’è alcun fine che dia senso alla corsa frenetica degli esseri umani, se non l’essere impegnati in questa stessa corsa.

Eppure forse proprio le limitazioni imposte dal coronavirus potrebbero essere un’occasione per riscoprire quello che gli antichi sapevano, e cioè che per l’uomo quella che si presenta a prima vista come un’inattività – loro parlavano di “otium” – consente un ritorno a se stessi e un’apertura alla scoperta della realtà da cui siamo spesso distolti perché presi dal lavoro e dagli affari.

Il capovolgimento operato dalla nostra società, per cui «l’ozio è il padre dei vizi» e le persone valgono non per quello che sono, ma per il lavoro che svolgono, da cui dipende il loro prestigio e il loro guadagno, ha reso praticamente incomprensibile  il “fermarsi” per ascoltare le voci della vita e ristabilire il rapporto con se stessi e con gli altri. Sì, anche con loro, perché l’esperienza ci dice quanto la nostra fretta di agire ci renda incapaci di  ascoltarci a vicenda e di comunicare, anche quando si sta fisicamente vicini.

Un buon uso dell’epidemia di coronavirus potrebbe essere, allora, di non limitarsi a “ingannare il tempo”, aspettando che questa pausa forzata finisca, ma di lasciare che il vuoto di attività e di rapporti ci interpelli, senza precipitarci a riempirlo a tutti i costi con altre cianfrusaglie.

Diventerebbe possibile, così, che, spogliati dell’armatura costituita dal ruolo sociale, dall’immagine professionale, dai riconoscimenti altrui, di cui il nostro io si è da tanto tempo rivestito da dimenticarsi perfino di esistere, vediamo timidamente emergere il nostro vero volto, con le sue ferite segrete, con le sue paure nascoste, ma anche con la sua  unica e irripetibile dignità.

Proprio in questa nudità dell’io potrebbe sbocciare quel «grido» che per Lacan è la via dell’umanizzazione dell’uomo.
Mai forse come in questa congiuntura le illusorie, trionfalistiche celebrazioni dell’autosufficienza umana si sono rivelate quasi comiche. È bastato un microscopico virus – e neanche troppo cattivo, a giudicare dal tasso di mortalità – per scompaginare “l’inaffondabile” sistema neocapitalistico.

In questa prospettiva anche la corsa al guadagno e al successo, in cui la maggior parte delle persone vede il proprio obiettivo principale, si rivelerebbe per quello che è: un miraggio, un’illusione ottica. Perché, come dice nella sua spietata analisi Hobbes, quello che si cerca di ottenere non è poi così importante, e una volta raggiunto non ci interessa più. Ciò che conta è l’essere impegnati ad ottenerlo.
Se si riduce a questo, la vita è una corsa ad ostacoli, in cui ci si lascia continuamente alle spalle quello per cui poco prima si correva.

A questo punto, nella logica del “fermarsi”, il tempo rimasto libero potrebbe essere riempito da attività che più immediatamente ci consentano di sperimentare le cose importanti, per incontrare “la bellezza” e le cose che contano di cui l’essere umano ha bisogno come dell’aria e del cibo per respirare e crescere.

L’importante, alla fine, è che si sappia trovare, anche in questa contingenza sfavorevole, la creatività per far nascere nella propria vita qualcosa di nuovo.
Ciò che è umano ha sempre un prezzo. Ma da chi fosse disposto a pagarlo, il tempo del coronavirus potrebbe essere ricordato non solo per ciò che ci ha tolto, ma anche per quello che ci ha dato.



Questa non è una quarantena, ma una riabilitazione alla vita

Quando racconteremo ai posteri quello che è accaduto dovremo essere onesti e dire tutto, non solo la versione sanitaria, non dovremo limitarci a quella economica e politica.
Ognuno di noi dovrà fare la sua parte e raccontare la sua porzione di storia.
Io racconterò la mia, la lascerò scritta per i giovani che verranno e studieranno quello che è accaduto prima di loro e anche se saranno passati due secoli sarà come se fosse l’altroieri.
La scriverò sul web, sulla carta, la metterò nelle bottiglie e dentro i tronchi cavi degli alberi.

La mia porzione di storia, sarà pressapoco così:

Avevo 32 anni, due figli incantevoli, un marito che amavo e un lavoro che adoravo, la casa dei miei sogni e tutti i gatti che volevo.
Avevo tutto eppure mancava qualcosa, è stato quando ci hanno messo in quarantena che ho capito cosa mancava.
Quando hanno chiuso le nostre porte e svuotato le vie, le agende e i parchi.
E’ stato mentre c’erano dibattiti sui social, mentre osservavo sbalordita i miei vicini al balcone che non avevo mai conosciuto nè incontrato, mentre gli sguardi diventavano tutto durante gli incontri frugali per strada, tra persone protette da mascherine.
E’ stato mentre guardavo il mio vicino e la sua televisione accesa ogni giorno, tutto il giorno. Vedevo solo la sua testa e i programmi televisivi, e li sentivo bene i suoni della sua casa perchè non c’era più nulla a dividere le nostre vite e le finestre erano aperte, perchè in quel periodo la primavera era esplosa a sottolineare il momento.

No, non era sfiga, era ridondanza, la vita cercava di passarci chiaro il concetto e se non poter uscire sembrava semplice fino a quel momento, con il mare a due passi, le campagne invitanti e i corpi offerti ai raggi di un sole che non potevamo raggiungere non lo era più.

Io, in quel momento prezioso, che vivevo come un dono e un privilegio ho capito cosa mancava.

Due lettere.

Mancavano due vocali, essenziali, mancavo io. A me stessa mancavo e nessun altro.
Quanto mi sono mancata e quanto avevo dimenticato.

Ritrovarmi è stata una benedizione.

...



III millennio. XXI secolo. 2020. Marzo. Domenica. 14:49

Emily Mignanelli
mignanelliemily@gmail.com
https://hundredsofbuddhas.com/

Pubblicazione del Bando
AGH PRIZE 2020
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20 aprile 2020

Al fine di poter procedere alla corretta pubblicazione del bando e alla ri-programmazione delle date relative agli eventi collegati al Concorso AGH PRIZE 2020, abbiamo necessità di conoscere le nuove disposizioni in materia. Confidiamo che possano essere previste nel prossimo decreto Emergenza Corovavirus dPCM del 22 aprile 2020.


aghprize2020@artgalleryhotel.eu




Venezia 20/03/2020
COMUNICATO AGH _ ARTISTI AGH STABLE
Considerando la contingenza e la necessità di attendere ancora per il via al lancio del progetto AGH, crediamo sia cosa gradita comunicarvi che l’iscrizione al concorso AGH PRIZE 2020 sarà per gli artisti AGH STABLE totalmente GRATUITA !

... BUONA QUARANTENA CREATIVA !

We Are Not Well - AGH PRIZE_ VENICE ART CONTEST 2020
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